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Una crescita tutta da costruire

L’Italia gode di buona salute e sta andando nella direzione giusta. Su questo presupposto Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, conferma la validità delle scelte politiche e invita a superare inutili polemiche, anche in materia di riforma fiscale. In uno scenario di inflazione in diminuzione, serve ora partire da investimenti a supporto delle famiglie che siano in grado di aiutare il paese a superare i grandi problemi demografici e occupazionali, soprattutto al Sud

Come sta andando l’economia italiana? E quali scenari dovremo affrontare tra instabilità geopolitica, guerre, minacce lungo le rotte del Mar Rosso, prezzi delle materie prime, necessità che l’inflazione continui nel suo percorso di stabilizzazione? La realtà sembra dirci che non siamo più il malato d’Europa e che l’Italia è riuscita a risollevarsi dal post pandemia recuperando insospettabili energie, stimoli e capacità di ripresa. Dovremmo quindi essere in grado di affrontare l’attuale fase di rallentamento economico e le diverse incognite per il futuro godendo tutto sommato di buona salute, con la consapevolezza però che oggi sono indispensabili impegno e lungimiranza per gestire le grandi sfide che mettono in discussione la stabilità del nostro paese, il tessuto produttivo, il mercato del lavoro, gli equilibri sociali.
La crescita, insomma, è tutta da costruire ma possiamo agire all’insegna di un ragionevole ottimismo. Su questa evidenza si basano le analisi di Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che con grande concretezza delinea l’immagine di un paese che sta andando nella direzione giusta, anche se troppo spesso incline alle lamentele e alle polemiche inutili.
“Per il 2024 possiamo ritenere che l’Italia è in buona salute – afferma Bella – e potrà affrontare l’attuale fase di rallentamento/recessione. Fatto 100 il Pil reale pro capite del 1995, nel 2019 l’indice valeva in Germania 136,9, in Francia 130,5, in Italia 109,7. Fatto 100 il Pil reale aggregato nel IV trimestre 2019, nel III trimestre 2023 l’indice valeva in Germania 100,3, in Francia 101,8, in Italia 103,3. Un dato, quest’ultimo, che dimostra che potremo affrontare i prossimi mesi con fiducia”.
Guardando alle capacità di reazione alle crisi precedenti, lo slancio che l’Italia ha dimostrato a seguito delle devastanti conseguenze della pandemia ha caratteristiche ben diverse dal più buio scenario che ha contraddistinto altri periodi, e non può che essere motivato dalla virtuosa collaborazione tra le forze interne al paese e l’Europa.
“Il biennio 2021-2022 è stato eccezionale per l’Italia – spiega Bella – che ha assistito a una crescita maggiore rispetto anche ad altri paesi. Attraverso l’analisi delle serie storiche e il confronto con le recessioni cicliche che abbiamo svolto, è possibile dimostrare che il post pandemia è stato per noi un periodo di crescita effettiva di cui potremmo anche essere orgogliosi, e non un rimbalzo come alcuni hanno sostenuto. Questo è un punto fondamentale che differenzia il periodo analizzato da altri momenti di crisi che abbiamo vissuto, pensiamo al periodo 2008-2012, dai quali siamo usciti praticamente strisciando. La nostra capacità di rialzarci non solo dopo gli effetti devastanti del Covid ma anche a fronte della crisi energetica, va attribuita alla cooperazione e all’interlocuzione con l’Europa. Tutti hanno cooperato per favorire l’uscita dalle emergenze: Europa, governo e istituzioni, cittadini, lavoratori e imprese”. Sarebbe tempo ora, secondo Bella, di superare la propensione alla critica facile, comune nel nostro paese (per esempio verso la politica monetaria restrittiva della Bce e verso la riforma fiscale, a iniziare dal concordato preventivo) e dare tempo e fiducia al governo, chiamato a portare avanti un enorme e complesso lavoro di gestione delle risorse del Pnrr.


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Inflazione, l’importanza delle politiche restrittive della Bce

Affrontare i prossimi mesi significa continuare a fare i conti con un’economia dell’Eurozona ancora in difficoltà, anche se qualche barlume di luce sembra presentarsi all’orizzonte. La Bce prevede che, al netto di eventuali shock, nel 2024 assisteremo all’avvio di una ripresa ciclica e l’inflazione dovrebbe proseguire nel suo percorso di riduzione.
Ma il clima di elevata incertezza è amplificato dall’evoluzione delle tensioni geopolitiche, dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente e dagli attacchi alle navi commerciali nel Mar Rosso. Nei primi mesi di quest’anno l’accesso al Canale di Suez è diventato più rischioso, costringendo a modificare le rotte marittime con conseguente aumento dei costi di spedizione e dei tempi di consegna delle merci. Attualmente l’impatto di questa situazione sull’inflazione è attenuato dalle condizioni di domanda debole e dalle scorte elevate, grazie alle quali è possibile contenere l’impatto degli aumenti dei costi di spedizione su quelli di produzione, e quindi sui consumi. Ma il persistere degli attacchi andrebbe inevitabilmente a incidere sulle catene di approvvigionamento e a determinare così nuove pressioni inflazionistiche.


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“Al momento non ci sono impulsi inflazionistici – conferma Bella – anche se la situazione sul Mar Rosso è preoccupante: se lo scenario dovesse peggiorare, potrebbero esserci ripercussioni sui prezzi con relativi effetti sull’inflazione, che potrebbe tornare a crescere”.
La necessità di monitorare le diverse fonti di incertezza arriva in particolare da Christine Lagarde presidente della Bce che, pur evidenziando un rallentamento dell’inflazione, nel momento in cui si scrive esprime dubbi sulla persistenza di questo trend: se nei prossimi mesi i dati che supportano l’inflazione saranno confermati, a luglio sarà possibile procedere con l’ipotesi di un primo taglio dei tassi e rendere la politica monetaria meno restrittiva.
“Finora sono state mosse molte critiche insulse alla politica monetaria restrittiva decisa dalla Bce – sottolinea Bella – a cui dovrebbe invece andare il riconoscimento di essere riuscita a contenere l’inflazione. Senza gli interventi della Bce, per intenderci, oggi l’inflazione sarebbe al 15%, con aspettative fino al 20%. Siccome i tassi di mercato oggi sono tra il 5% e il 10% (credito al consumo), dobbiamo riconoscere che grazie alla Bce oggi abbiamo tassi più bassi di 10-15 punti percentuali assoluti: una dimostrazione del fatto che in Italia, dove non si registra nessuna patologia sistemica, ci si lamenta sempre in maniera preventiva”.
Stando ai dati definitivi Istat sui prezzi al consumo a febbraio, l’inflazione si attesta al +0,8% su base annua e registra un aumento dello 0,1% su base mensile, come per il mese precedente: un ritmo che sembra essersi stabilizzato, secondo Istat, perché i prezzi dei beni alimentari non stanno aumentando alla stessa velocità di prima. Nei prossimi mesi sarà dunque necessario accertarsi di avere avviato un percorso di disinflazione che, come evidenziato da Lagarde, dipenderà da tre fattori essenziali: produttività, crescita delle retribuzioni e utili delle aziende.


Christine Lagarde, presidente della Bce
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Demografia e occupazione: investire nei servizi alle famiglie

Per favorire la ripresa e il rilancio economico e sociale dopo la crisi pandemica, come noto, l’Italia può contare sulle risorse del Pnrr, un articolato programma di riforme e investimenti che punta a rinnovare il nostro paese attraverso la transizione ecologica e digitale, il contrasto alle disuguaglianze di genere, territoriali e generazionali, diversificati interventi in grado di cambiare strutturalmente l’economia.
Il dibattito sulla capacità o meno del governo di sfruttare un’opportunità unica che ci consente di utilizzare i fondi previsti dal NextGenerationEu, il più grande pacchetto per stimolare l’economia mai finanziato dall’Ue, è continuo e vede al centro del mirino Raffaele Fitto, il ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr.
“Tra critiche e polemiche continue – afferma Bella – resta il fatto che in Italia ci lamentiamo a priori e spesso intere categorie protestano con l’obiettivo di ottenere l’interazione tra il governo italiano e l’Europa, oppure per accedere a fondi che altrimenti verrebbero negati. Le discussioni sui ritardi nell’attuazione del Pnrr non tengono conto del fatto che la burocrazia non può essere l’anello virtuoso tra impiego delle risorse e burocrati: la colpa della cattiva gestione va attribuita al peso della burocrazia che abbiamo accumulato a livello locale negli ultimi 30 anni, e non al ministro Fitto”. Nel concreto, a parere di Bella, sono due i fronti su cui intervenire per favorire la crescita: gli investimenti in innovazione tecnologica e soprattutto quelli da prevedere per i servizi alle famiglie, a partire dalla costruzione di asili nido. Su quest’ultimo punto l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio si focalizza per l’anno 2022 sul gap del tasso di partecipazione femminile tra Europa e Italia, rispettivamente pari a 59,6% e 48,2%. La distanza più ampia è rilevabile in particolare nel Sud Italia, dove il tasso di partecipazione si limita al 35,5%, mentre in Calabria si riduce al 32,7% (vedi tabella). “Parliamo di uno scarto di 30 punti percentuali tra la Calabria e il resto d’Europa – prosegue Bella –. Un divario che non può essere il frutto di libere e legittime scelte. Considerando la relazione tra tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e tasso di fertilità (che si attesta a poco più di 1,2 in Italia contro quasi l’1,9 in Francia) è evidente che più si partecipa al mercato del lavoro più si fanno figli, e che da noi mancano servizi per consentire alle donne di scegliere cosa fare delle loro vite”.
I servizi alle famiglie dovrebbero essere quindi una priorità di investimento per intervenire sulle dinamiche demografiche, generare occupazione e consentire anche al Sud di contribuire come potrebbe alla creazione di ricchezza, sia in forma di capitale produttivo sia umano. “È fondamentale che si trovino soluzioni adeguate su questi fronti – ammonisce Bella – altrimenti potremmo rischiare di trasformare il Pnrr solo in uno strumento per contrastare le emergenze”.


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Il valore del concordato preventivo

Se i servizi alle famiglie, pur non essendo da soli risolutivi ai fini del rilancio dell’economia, possono rappresentare un fondamentale punto di partenza per rispondere alle problematiche demografiche e del lavoro, il tema della fiscalità è un nodo centrale nella relazione tra governo, cittadini e aziende. L’avvio del grande cantiere della riforma fiscale si propone, nelle intenzioni del legislatore, di migliorare l’interazione tra le parti e introdurre novità a sostegno dei contribuenti.
Con questo obiettivo il decreto legislativo 13/2024 in materia di accertamento tributario e concordato preventivo biennale, approvato in via definitiva il 25 gennaio 2024 e successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 febbraio, offre a quattro milioni di partite Iva (imprese di minore dimensione e lavoratori autonomi) la possibilità di accordarsi con il fisco sui propri redditi, in anticipo e per due anni. Dopo una prima fase di interlocuzione, nel corso della quale il contribuente definisce a priori la propria posizione debitoria con il fisco (escluso il comparto Iva), l’Agenzia delle Entrate gli proporrà un’ipotesi di reddito per i due anni successivi, con conseguente determinazione preventiva della tassazione a cui lo stesso sarà sottoposto.
I soggetti che decideranno di aderire al concordato (c’è tempo fino al 15 ottobre) potranno vedersi congelate le tasse per un biennio, indipendentemente dall’affidabilità fiscale e senza il vincolo del punteggio Isa pari almeno a otto. Tali soggetti saranno sottoposti solo agli obblighi inerenti gli adempimenti e i versamenti ai fini Iva, senza prevedere gli altri obblighi relativi alle imposte sui redditi (come la presentazione della dichiarazione).
La volontà è quella di favorire l’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti (la stima del ministero dell’Economia e delle finanze è ricavare da questo provvedimento un maggiore gettito di circa 1,8 miliardi in due anni). In caso di necessità, se il contribuente sarà in grado di motivare i disallineamenti tra il reddito dichiarato e i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate, non subirà nessuna conseguenza.
“Si tratta di un cambiamento epocale – evidenzia Bella – che rivoluziona la fase di accertamento e di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate e che punta, nelle intenzioni del legislatore, a completare la nuova immagine del rapporto collaborativo e di fiducia tra amministrazione finanziaria e contribuente. Sul concordato preventivo abbiamo letto molte critiche basate sulla convinzione che questo provvedimento rappresenti solo una legittimazione all’evasione fiscale con la complicità della politica. Anche in questo caso credo però che non sia corretto criticare a priori: i prossimi mesi, entro ottobre, saranno decisivi per valutare la coerenza delle proposte dell’Agenzia delle Entrate, l’evoluzione delle adesioni da parte dei contribuenti e l’efficacia di una misura che può rappresentare un reale supporto per i contribuenti”.
Non resta dunque che guardare con fiducia ai prossimi mesi e tenere alta l’attenzione sull’impiego delle risorse del Pnrr e sui trend produttivi e occupazionali che incideranno sulle manovre della Bce. E restare anche in attesa dell’esito delle elezioni europee e del voto negli Stati Uniti: due appuntamenti che condizioneranno, e questa è una certezza, il futuro dell’Europa, gli equilibri mondiali e la crescita di cui l’Italia ha grande bisogno.