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Fonte immagine: Bilanol - iStock

Prevenire i danni per essere più sostenibili

Le imprese hanno scarsa consapevolezza e fanno ancora troppo poco per gestire rischi diventati sempre più frequenti e dalle conseguenze devastanti. Un supporto può arrivare dall’assicurazione: non solo per risarcire i sinistri, ma per evitare che si verifichino

Alluvioni, tempeste, grandinate, ondate di calore, siccità. Anche in Italia gli eventi meteorologici estremi crescono di intensità e di frequenza, come abbiamo potuto osservare nel corso del 2023, un anno record in termini di danni economici. Solo per fare un esempio, l’alluvione in Emilia-Romagna dello scorso anno è stato l’evento meteorologico più costoso di sempre in Italia: 10 miliardi di danni, di cui meno del 10% assicurato. Il cambiamento del clima è così palese che il legislatore, dopo anni di dibattiti sul tema, ha introdotto nella legge di Bilancio 2024 l’obbligo per le imprese italiane di assicurarsi contro i rischi catastrofali: terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche, fenomeni di bradisismo, frane, inondazioni, esondazioni. In caso di inadempimento verrà impedita l’assegnazione di agevolazioni, sovvenzioni o contributi pubblici.

Cambiano i paradigmi

È dunque evidente che stiamo assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma dei fenomeni che possono essere classificati come estremi, e dei danni da essi provocati. “Anche eventi atmosferici come piogge intense o grandinate, un tempo classificate come pericoli minori (secondary perils, nel linguaggio assicurativo) oggi sono in grado di produrre la stessa mole di danni di un primary peril come il terremoto”, spiega Daniela Marucci, responsabile linea Corporate di UnipolSai. A fronte di questa situazione, ancora oggi la stragrande maggioranza delle imprese italiane (cioè quelle di piccola e media dimensione) mette in secondo piano la gestione del rischio: “riscontriamo una grande carenza nelle coperture assicurative, in generale, e nello specifico nella copertura dei rischi catastrofali”. Il ruolo degli assicuratori, tuttavia, non è solo quello di fornire copertura economica. Un aspetto significativo è legato alla tassonomia Ue, il sistema di classificazione che stabilisce un elenco di attività economiche ecosostenibili. “Agli assicuratori – spiega Marucci – il regolatore europeo, Eiopa, chiede di farsi interpreti degli obiettivi di sostenibilità, sia in qualità di investitori finanziari, sia valorizzando e premiando, in termini di scontistica o di condizioni contrattuali più favorevoli, l’adattamento al cambiamento climatico da parte delle aziende”.

Imparare a gestire i rischi

E adattarsi, per le imprese, significa innanzitutto fare prevenzione e studiare piani di gestione dei rischi. Anche in questo caso diventa chiaro come il ruolo dell’assicuratore sia quello di supportare l’azienda non solo risarcendo il danno, ma anche provando a evitare che si verifichi. Proprio perché, come evidenzia Cristian Gariglio, responsabile del team Analisi rischi & Loss prevention di UnipolSai, “sono molto poche le aziende italiane in cui è presente la figura del risk manager”, è quindi importante supportare e guidare le imprese nell’individuare le misure di mitigazione più adatte al proprio contesto. Per quanto riguarda le strategie di contenimento del rischio alluvionale, Gariglio distingue tra misure organizzative e fisiche. “A livello organizzativo – spiega – sono necessarie misure specifiche, soprattutto per le aziende vicine a un corso d’acqua, e piani di intervento per la continuità operativa”. Dal punto di vista delle misure fisiche, invece, ci sono aspetti apparentemente banali, ma sui quali spesso non viene posta sufficiente attenzione: “evitare di stoccare materiali nei piani interrati, oppure porre i quadri elettrici in posizione sopraelevata”. Un aspetto a cui si pensa molto poco, a detta di Gariglio, è la presenza di materiali tossici e infiammabili, spesso contenuti in silos: “se arriva un’alluvione, con una potenza dell’acqua particolarmente importante, c’è il rischio che questi materiali si disperdano nell’acqua, provocando un ulteriore danno da inquinamento, a fronte del quale la responsabilità va totalmente in capo all’imprenditore. Il suggerimento che noi diamo è quello di ancorare questi silos al terreno con basamenti in cemento armato”.

Il progetto Ada

Per quanto riguarda il settore agricolo, esiste un progetto ad hoc, Ada (Adaptation in agriculture), finanziato dall’Ue nell’ambito del bando europeo Life, e realizzato da UnipolSai insieme ad Arpae Emilia-Romagna, Cia–Agricoltori Italiani, Crea Politiche e Bioeconomia, Festambiente, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Leithà e Regione Emilia-Romagna. Si tratta di un tool, a disposizione di agricoltori e organizzazioni di produttori, che a seconda della geolocalizzazione delle imprese procede a un assessment dei rischi e propone misure di adattamento per rischi di breve, medio e lungo periodo. L’obiettivo è quello di raggiungere solidi risultati in termini di resilienza ai cambiamenti climatici lungo tre filiere agroalimentari: lattiero-casearia, vitivinicola e ortofrutticola. “Nella visione del gruppo Unipol – spiega Giulia Balugani, Sustainability manager di UnipolSai – il cambiamento climatico è un tema affrontabile solo con un approccio pubblico-privato che dovrebbe avere un ruolo di interscambio più stretto, con l’assicurazione che può mettere le proprie competenze nell’individuazione di strumenti di adattamento, utili al settore pubblico per orientare le politiche a partire da quelle di finanziamento”.