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La povertà educativa minaccia i giovani italiani

Incapaci di comprendere un testo o di utilizzare formule matematiche per descrivere la realtà. Secondo Save the Children, l’Italia è di fronte a una vera emergenza sociale, che rende urgente il potenziamento dell’offerta scolastica

La povertà economica si traduce sempre più spesso in povertà educativa. Secondo il rapporto di Save the Children “Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia”, in Italia, il 24% dei quindicenni che vivono in famiglie disagiate è esposto al rischio di non sviluppare competenze matematiche e persino capacità di lettura. Detto altrimenti, questi ragazzi non sono in grado di utilizzare formule matematiche e dati per descrivere e comprendere la realtà che li circonda, oppure non riescono a interpretare correttamente un testo di lettura. Rispetto ai coetanei che vivono in famiglie benestanti, si tratta di un rischio 5 volte superiore. I dati di Save the Children trovano una corrispondenza nell’indagine Pisa, secondo cui più di 100.000 quindicenni italiani su un totale di quasi mezzo milione, non raggiungono i livelli minimi di competenze in matematica (il 23%) ed in lettura (21%). I dati preoccupano soprattutto in prospettiva futura, alla luce dei bambini che vivono in povertà assoluta: più di uno su 10, mentre oltre la metà non legge libri e più del 40% non pratica sport. Ad aggravare il quadro, quasi il 14% dei ragazzi abbandona gli studi prima del tempo, mentre solo un bambino su 10 frequenta l’asilo nido o un servizio per la prima infanzia. Come se non bastasse, anche il sistema scolastico non sembra andare incontro alle esigenze dei giovani più bisognosi: il tempo pieno è assente dal 70% delle scuole primarie e dal 90% delle scuole secondarie. Per questo, si legge nel report, “la scuola deve trasformarsi in una vera comunità educante, che potenzia le competenze dell’offerta educativa con strumenti di didattica laboratoriale, accrescendo le competenze linguistiche, culturali, artistiche, digitali, potenziando le discipline motorie e valorizzando l’alternanza scuola - lavoro, l’educazione interculturale e la legalità”. 


Il Mezzogiorno in testa

Non meraviglia che in testa alla classifica della povertà educativa ci siano le regioni più povere del Paese. A Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise tocca il triste primato nella classifica dell’emergenza educativa in Italia. In Calabria e Campania solo l’1,2% e il 2,6% dei bambini può accedere all’asilo nido o ai servizi della prima infanzia. In Emilia-Romagna, invece, la copertura di servizi per la prima infanzia tocca il 25,6%. Oltre all’Emilia-Romagna, le regioni che presentano condizioni ideali per lo sviluppo educativo dei minori sono Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte.


La forza della resilienza 
La prova più difficile è riuscire a ribaltare lo svantaggio di vivere in contesti più difficili. I ragazzi hanno tutte le potenzialità per farlo. Lo dimostrano i “resilienti”, ossia i ragazzi che sono riusciti a raggiungere ottimi livelli di apprendimento, nonostante il disagio delle condizioni iniziali. Secondo il report della ong, tra gli alunni quindicenni più svantaggiati, il 26% riesce a raggiungere le competenze minime sia in matematica che in lettura; questa percentuale supera il 40% in Lombardia, Veneto e Piemonte, a prova che un buon sistema scolastico e un migliore contesto economico e sociale siano delle ottime premesse per favorire la crescita educativa dei giovani. Prendendo in considerazione la singola materia, si supera un bambino su tre (37% in matematica e 36% in lettura). Secondo Save the Children, i resilienti sono in calo rispetto al dato del 2012, quando erano il 28,1%, ma restano sopra i valori del 2006, quando erano appena il 17,2%. Anche in questo caso, le condizioni ideali per superare il gap familiare si trovano nel Nord del Paese. Si passa dal dato delle regioni del Nord, dove più di un minore su 3 è resiliente; al Centro la percentuale si attesta tra il 20% e il 30%. Drammatica la situazione al Sud e nelle Isole: solo un bambino su cinque riesce a riscattarsi dal proprio contesto sociale.