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Miti ed eroi dell'opinione pubblica italiana

Gli italiani confermano la propria fascinazione per la figura del leader: da Berlusconi a Beppe Grillo, passando per Renzi, Salvini e Conte. Attenzione però a non scadere in un eccesso di personalizzazione e in logiche divisive che possono avere pesanti ripercussioni elettorali

Come sappiamo, abbiamo la fortuna di vivere in una terra ricca di storia e cultura. È quasi impossibile visitare una grande città o un piccolo borgo italiano senza incappare in leggende e narrazioni, quasi sempre fondate sul carisma di singoli protagonisti che finiscono per diventare miti di quella comunità. E spesso su questi miti, loro malgrado, i cittadini si dividono tra fedeli e detrattori, creando lacerazioni che tendono a perdurare, radicarsi e radicalizzarsi.
Non stupisce quindi che questa ricchezza si riproponga anche oggi, nella propensione dell’opinione a produrre e consumare miti ed eroi come prodotti da provare, sedurre e abbandonare. Lo facciamo in ogni ambito della vita pubblica, dallo sport (mitizzando alla prima vittoria e abbandonando al primo errore atleti e allenatori) alla politica.


Scorciatoie bipartisan

Nel corso degli anni, gli italiani hanno dimostrato una propensione unica ad affidarsi alle doti taumaturgiche di singoli esponenti politici. Questa tendenza ha profonde ripercussioni, influenzando l’orientamento degli elettori e la dinamica tra i partiti. Non si può affrontare questo argomento senza che la mente vada al ricordo di Silvio Berlusconi. Il fondatore di Forza Italia è stato un personaggio estremamente controverso, ma ha saputo costruire e custodire un’immagine di sé come imprenditore di successo e uomo forte della politica. Prima della discesa in campo, gli italiani avevano già avuto modo di saggiarne le abilità in due tra i mondi più prolifici in termini di mitizzazione: lo spettacolo (dal cinema alla televisione) e lo sport (il calcio). La solida rappresentazione di Berlusconi come “eroe aziendale” gli ha permesso di ottenere un ampio seguito tra gli italiani e di creare i presupposti per rendere credibile il suo messaggio politico.
Togliamoci subito un dente: la propensione a chiedere a un singolo di risolvere tutti i problemi è una scorciatoia bipartisan. Nel contesto attuale, il Movimento 5 Stelle ha utilizzato con successo la figura di Beppe Grillo, uno dei comici di maggior talento della storia italiana, come figura di riferimento per il cambiamento politico. Questa strategia ha attratto un vasto seguito di elettori delusi dalla classe politica tradizionale.


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Figure rilevanti, ma anche divisive 

L’errore che non dobbiamo fare è quello di pensare che queste dinamiche si possano applicare solo a partiti nuovi, quelli che si dice che “nascono personalistici”, perché è del tutto simile la traiettoria che ha segnato i successi di Matteo Renzi il Rottamatore (PD), Matteo Salvini il Capitano (Lega) e Giuseppe Conte l’Avvocato del popolo (di nuovo M5S). In tutti questi casi, l’opinione ha esaltato figure politiche poi rimaste centrali e rilevanti, ma diventate divisive, polarizzanti, generatrici di sentimenti opposti.
Insomma, gli elettori spesso si identificano con figure carismatiche. Questo può portare a risultati imprevedibili nelle elezioni, con partiti guidati da leader che ottengono un supporto significativo, spesso legato alla persona più che al partito (e alle conseguenti linee politiche). Un gradimento per le figure di riferimento che è certamente valore per la politica, ma può portare a un’eccessiva personalizzazione, quel “con me o contro di me” che molte volte si è trasformato in boomerang per chi, nel corso degli anni, vi si è affidato, portando a dati elettorali fortemente altalenanti, con partiti che dimezzano e raddoppiano continuamente la loro dimensione elettorale.

La logica “con me o contro di me” può rivelarsi un boomerang e generare risultati altalenanti per i partiti troppo identificati con la figura del leader