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S&P, l’autunno è calato sull’economia europea

Le previsioni della società di rating vedono un rallentamento nella crescita. In Italia proseguono, anche se attenuate, le difficoltà delle banche, mentre le assicurazioni sono in salute

Non è ancora arrivato l’inverno più rigido, ma potrebbe essere freddo come l’autunno. È questa l’immagine suggerita da S&P Global Ratings per descrivere il contesto economico europeo. Il punto sullo scenario continentale è stato fatto nella consueta conferenza stampa annuale dell’agenzia di rating, il 14 gennaio a Milano. I segnali dell’autunno stanno diventando evidenti (lo si è visto di recente con i dati relativi al rallentamento della produzione industriale in Germania), e anche per l’Italia l’ottimismo che negli scorsi anni aveva accompagnato la ripresa potrebbe lasciare il posto a una realtà meno entusiasmante. Secondo S&P, infatti, le previsioni del governo italiano sul Pil sono ottimistiche. Come ha spiegato Sylvain Broyer, chief Emea economist di S&P Global Ratings, “per l’Italia vediamo una crescita più lenta nel 2019, al ritmo dello 0,7%, con consumi stabili ma prospettive più basse, soprattutto rispetto agli altri Paesi europei, per quanto riguarda gli investimenti”. La stima per il 2020 del prodotto interno lordo è di un +0,9%. La previsione per il Pil dell’Eurozona è di un +1,6% tanto nel 2019 quanto il prossimo anno. “Per usare una metafora – ha detto Broyer – non sta arrivando l’inverno ma l’autunno, è cioè una fase discendente del ciclo. Ma siamo ancora lontani, nello scenario base, da una recessione e anche da una stagnazione a meno che i fattori temporanei che hanno pesato sulla produzione nei mesi scorsi si rivelino permanenti”. Ad ogni modo l’economia italiana è ancora in un trend di crescita, ha osservato S&P, “pur nel contesto di un rallentamento per l’intera congiuntura europea a causa di fattori appunto temporanei come ad esempio, la frenata che ha interessato il settore automobilistico in seguito all’introduzione dei nuovi test sui gas di scarico”. La crescita dell’economia dell’eurozona sarà più bassa e normalizzata e continuerà a beneficiare della politica della Bce che resterà fortemente accomodante.

Le banche ancora alle prese con gli stock di Npl

Un momento certamente difficile per il sistema italiano è quello che stanno affrontando le banche. Tuttavia, secondo Mirko Sanna, director financial institution di S&P Global Ratings, la previsione di crescita italiana al +0,7% “è ancora sufficiente a procedere con il recupero e il miglioramento della qualità del credito”. Il problema principale per il settore bancario resta quello degli stock di Non performing loans (Npl), i cui livelli restano alti. Molto lavoro è stato fatto, visto che lo stock è calato di 130 miliardi in tre anni. Restano però elevati (rispetto alla media Ue) i tempi di recupero degli Npl, il cui valore resta il doppio di quelli degli altri Paesi europei, costringendo le banche italiane ad accantonamenti più rapidi e ingenti. “Le banche – ha spiegato Sanna – sono in una situazione più forte rispetto al passato: hanno migliorato i fondamentali, aumentato gli accantonamenti e migliorato la redditività, aumentando così la resilienza. Ma devono proseguire nel difficile cammino di riduzione degli stock di Npl”.

Il sistema assicurativo è in buona salute

Se il sistema bancario continua a curarsi dai suoi malanni (come dimostra il recente commissariamento di Carige), “il settore assicurativo italiano gode di buona salute”, ha spiegato Taos Fudji, director financial institutions di S&P Global Ratings. I ritorni sul capitale che in media si attestano tra l’8 e il 10%. In altre parole, non c’è alcuna problematica sulla sostenibilità del business. Tuttavia anche l’industry assicurativa a qualche grattacapo, a partire dall’eccessiva esposizione al rischio sovrano italiano, dovuta alla grande quantità di titoli di Stato nostrani nei portafogli delle compagnie. S&P comunque ha osservato un chiaro trend di riduzione del peso relativo dei titoli sovrani italiani sul totale degli investimenti: si è passati da circa il 50% al 45% a fine 2017.