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Imprese: ridurre e governare l’impatto del cambiamento climatico

I settori produttivi sono chiamati a rispondere del loro apporto alle emissioni di CO2, ma allo stesso tempo devono gestire le conseguenze sulla propria attività di un ambiente che cambia. La strategia da adottare affianca agli evidenti rischi le opportunità di assecondare le nuove sensibilità sociali

I temi della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico hanno oggi un impatto sostanziale su molti aspetti della società. Al comparto produttivo è richiesto però un più elevato senso di responsabilità e la consapevolezza del ruolo che può giocare nel precario equilibrio dell’ecosistema, una presa di coscienza che si deve tradurre in azioni concrete. Le imprese e le loro filiere, con i processi produttivi e lo sfruttamento delle risorse, sono chiamate in causa per l’impatto diretto sull’ambiente, ma allo stesso tempo subiscono esse stesse le conseguenze di un clima che cambia.
Si trovano quindi su un doppio fronte: da un lato contenere gli effetti negativi sulla propria attività di un ambiente che muta, dall’altro agire per ridurre l’impatto di cui sono responsabili. In questo contesto giocano un ruolo centrale gli aspetti normativi e le decisioni politiche, finalizzate a ridurre l’impronta della società umana sull’ambiente e a contrastare il cambiamento climatico. Sempre di più, poi, la sostenibilità dell’azienda assume un ruolo chiave nel confronto con gli investitori, che ricercano nella controparte una governance attenta ai fattori Esg (ambientale, sociale e di governo).

L’Unione Europea si è mossa attivamente nel definire norme che favoriscano la mitigazione del rischio climatico, tra cui emergono la Normativa europea sul clima correlata alle politiche del Green Deal europeo e la Tassonomia UE, cioè una classificazione delle attività economiche in base alla loro sostenibilità ambientale, redatta per definire i parametri di un profilo di impresa sostenibile utile in particolare agli investitori.

Un framework per confrontarsi con il rischio

In contrapposizione agli indubbi rischi che porta con sé, ogni contesto di cambiamento può rappresentare un’opportunità di positivo rinnovamento: l’importante è saperlo governare e individuare le giuste strategie. Anche la necessità di ottemperare alle innumerevoli norme in ambito ambientale può rappresentare, oltre all’evidente onere, un’occasione di miglioramento per l’attività aziendale.

In tema di gestione del rischio climatico, ha un ruolo centrale il framework realizzato già cinque anni fa dalla Taskforce on Climate-related Financial Disclosure (TCFD), che relativamente alla disclosure sui rischi finanziari correlati al clima fornisce alle imprese indicazioni utili e condivise. Il documento è diventato un riferimento anche per la produzione normativa successiva.

Rivolgendosi in particolare al settore finanziario e a quelli più esposti al rischio climatico, la Tcfd fornisce alcune linee guida valide in generale per identificare e contrastare questo rischio.

In particolare, il framework sottolinea la centralità della governance aziendale, richiamando l’attenzione del top management sui temi dei rischi e delle opportunità legate al clima, laddove sono ancora troppo spesso sottovalutati. Si dettagliano poi gli impatti possibili delle tematiche ambientali sull’attività aziendale, sulle strategie e sulla pianificazione finanziaria, suggerendo i processi per la valutazione e gestione dei rischi stessi, nonché le metriche e i target per misurarli e quantificarli.

Nel suo approfondimento “Climate Risk Management: una proposta di approccio per le aziende”, Protiviti individua come tema centrale del documento la classificazione dei rischi e delle opportunità legate al cambiamento climatico. Riguardo ai rischi, questi vengono distinti in fisici e di transizione: nel primo caso, si tratta di focalizzare i possibili impatti degli eventi naturali estremi sui beni, sulla filiera e in generale sul mercato a cui si rivolge l’azienda; nel secondo caso, invece, si richiede di identificare tutte le possibili implicazioni per l’impresa connaturate in un necessario periodo di evoluzione, che possono riguardare l’aumento della sensibilità sociale verso i temi ambientali, le politiche e le normative adottate e il potenziale rappresentato dalle nuove tecnologie in questo ambito.

La nuova figura del Sustainability manager

Guardando alle opportunità, gli ambiti suggeriti su cui operare riguardano gli aspetti energetici, dall’efficientamento delle risorse all’utilizzo di fonti a minori emissioni di CO2, dallo studio di soluzioni che aumentino la resilienza aziendale, fino all’identificazione di mercati e di nuovi prodotti e servizi che assecondino la crescente necessità di ridurre l’impatto sull’ambiente.

Soprattutto per le imprese dei settori più esposti (energia e utility, trasporti, costruzioni e agricoltura), l’identificazione di una strategia aziendale orientata alla resilienza impone, secondo il framework, di prendere in considerazione non solo la situazione attuale ma anche i possibili scenari di sviluppo, arrivando a definire il ventaglio di implicazioni sulla catena del valore aziendale, sull’allocazione dei capitali e posizione finanziaria, sugli orientamenti di innovazione.

L’analisi dei rischi richiede il pieno coinvolgimento del risk manager aziendale, che deve guidare il processo di identificazione e mitigazione dei rischi al fine di fornire al top management tutte le indicazioni necessarie a definire le strategie di adattamento e di sviluppo più opportune. Il ruolo del risk manager prevede che egli, partendo da una propria capacità di visione complessiva, si confronti con le prime linee dei differenti settori, sia per affiancarli nell’attività di individuazione e misurazione dei rischi, sia per raccogliere le informazioni più utili a costruire un quadro completo e reale dell’esposizione ai rischi dell’azienda. In questo senso, Protiviti suggerisce l’utilità di una collaborazione tra la funzione di Risk Management e la funzione di Sustainability, un ruolo specifico che ha le competenze per riconoscere le evoluzioni del contesto in cui opera l’impresa relativamente al cambiamento climatico e che contribuisce alla definizione delle strategie aziendali in materia di climate change. Una collaborazione che si rivela utile non solo a valutare i rischi in maniera più precisa ma anche a rafforzare la sensibilità complessiva dell’azienda verso i temi ambientali, così da creare un substrato più pronto a recepire le novità e a reagire alle condizioni avverse.