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Legambiente, ecco le vittime del cambiamento climatico

Secondo un rapporto dell’associazione, ben 32 persone sono morte nel 2018 a seguito di 148 eventi estremi che si sono abbattuti sul nostro Paese

Piogge intense, allagamenti ed esondazioni fluviali. E poi ancora, trombe d’aria, caldo estremo e siccità. Eventi estremi, sempre più intensi e frequenti, accomunati dal semplice fatto di essere una delle tante facce con cui può manifestarsi il cambiamento climatico. E dalla drammatica scia di danni che rischiano di lasciarsi alle spalle ogni volta che avvengono.
In Italia nel 2018 si sono registrati 148 eventi climatici estremi. Si va dalla siccità dei primi mesi dell’anno alle trombe d’aria che hanno funestato le ultime battute del 2018, passando per le colate di acqua e fango che si sono verificate in Sicilia, Calabria e Trentino-Alto Adige. Un bilancio pesantissimo, reso ancor più drammatico dalle 32 morti dovute a eventi climatici estremi.
I numeri arrivano dalla ricerca 2018 – Cronaca di un’emergenza annunciata, realizzata da Legambiente in collaborazione con il gruppo Unipol. Un titolo non casuale, visto che quella del cambiamento climatico è minaccia nota da tempo. Dal 2010 si sono contati in Italia 437 eventi climatici estremi che hanno comportato la morte di 189 persone, costringendone altre 45mila ad evacuare le proprie abitazioni a seguito di frane e alluvioni. Numeri che dimostrano come il bilancio (pesantissimo) del 2018 non sia affatto una sorpresa.
La ricerca sottolinea l’importanza di interventi profondi per l’adattamento e la resilienza agli effetti del cambiamento climatico. “Occorre dar avvio a interventi rapidi e politiche di adattamento a partire dai grandi centri urbani attraverso nuove strategie e adeguate risorse economiche”, ha commentato Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente”. Ecco allora emergere la necessità di buone pratiche che possano dare l’esempio e favorire una positiva inversione di tendenza. Come nel caso della ventilata riapertura dei Navigli a Milano, progetto che, oltre ad avere ripercussioni positive in termini di paesaggistica e turismo, potrebbe consentire un miglior riequilibrio idraulico del territorio.